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REMHU: Revista Interdisciplinar da Mobilidade Humana

Print version ISSN 1980-8585

REMHU, Rev. Interdiscip. Mobil. Hum. vol.22 no.42 Brasília Jan./June 2014

http://dx.doi.org/10.1590/S1980-85852014000100019 

RESENHAS, TESES E DISSERTAÇÕES

 

La rivolta dei migranti. Un movimento globale contro la discriminazione e lo sfruttamento: Golfo Persico, Stati Uniti, Francia, Italia, di Vittorio Longhi

 

 

Roberto Marinucci

Ricercatore del Centro Scalabriniano de Estudos Migratórios. Brasilia/Brasile

 

 

Il protagonismo dei migranti e delle loro associazioni è il fulcro del libro La rivolta dei migranti: un movimento globale contra la discriminazione e lo sfruttamento di Vittorio Longhi, giornalista italiano, specializzato sul tema dell'immigrazione e del lavoro.

In un contesto nel quale le migrazioni economiche internazionali - come sottolinea l'autore - sono ormai un "fenomeno fisiologico", un fenomeno sempre più intenso e diversificato, l'approccio restrittivo e criminalizzante alla mobilità umana adottato in numerosi paesi non raramente genera discriminazioni e violazioni dei diritti umani, oltre ad erodere la coesione sociale dei paesi di destino.

È in questo contesto que, negli ultimi anni, si sono verificate diverse iniziative che dimostrano come gli immigrati si stanno organizzando per rivendicare i propri diritti e, in senso più ampio, i diritti di tutte le minorie, rompendo la visione stereotipata dello straniero come persona individualista e indifferente al contesto sociale nel quale risiede.

Pur considerando le differenze dei vari contesti analizzati - principalmente nel caso dei paesi del Golfo Persico - l'autore sottolinea come, attualmente, la "rivolta dei migranti" si concretizza mediante differenti metodologie e strumenti: lo sciopero - come nel caso dei cuochi in Francia o dei braccianti in Italia; il boicottaggio - come A Day without Immigrants degli Stati Uniti e successivamente proposto anche in Francia e in Italia; le manifestazioni pubbliche di protesta - come nel caso del 1º Maggio del 2006, negli Stati Uniti contro il progetto di riforma HR 4437.

In tutte queste iniziative, Vittorio Longhi insiste nell'importanza dell'appoggio - non sempre privo di difficoltà - di gruppi organizzati autoctoni di solidarietà, come sindacati, ONGs o gruppi religiosi, ed anche del fondamentale ruolo dei networks, soprattutto per l'aggregazione di persone esterne ai gruppi di riferimento. In alcuni casi, soprattutto in relazione al Golfo Persico, più che di protagonismo dei migranti, in realtà, l'autore descrive i tentativi dei governi dei paesi di origine - per esempio Filippine, India o Indonesia - per difendere i diritti umani dei propri cittadini, principalmente delle donne.

In questa "rivolta" globale, che richiama le rivolte degli indignados o la cosiddetta "primavera araba", entrano in gioco e interagiscono differenti gruppi di interesse. Vittorio Longhi sottolinea principalmente la questione del lavoro e dei diritti lavorativi: spesso, i migranti sono usati come "esercito industriale di riserva" per ridurre i salari, pregiudicando, allo stesso tempo, lavoratori stranieri e autoctoni. Trattasi di una tema nel quale, a volte, sorgono seri conflitti anche tra organizzazioni locali di lavoratori e immigrati, il che nuoce al raggiungimento di obiettivi che dovrebbe essere comuni.

Di fronte ai limiti delle politiche migratorie nazionali, secondo Vittorio Longhi è importante lavorare nella direzione di una nuova governance delle migrazioni, con un approccio più internazionale, nel rispetto dei trattati che già esistono, superando stereotipi e tipificazioni xenofobi, e allo stesso tempo facilitando l'accesso alla cittadinanza e al diritto di voto. Ma, innanzitutto, è fondamentale il ruolo del lavoro e dei diritti connessi che dovrebbero costituire la condizione essenziale per l'accesso alla cittadinanza. Così, conclude Longhi, il "lavoro potrebbe ritrovare la funzione storica di strumento dell'organizzazione materiale della società, ponendosi alla base della cittadinanza" (p. 159).

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